La moda nei Diva-Film

10:13


Che rapporti ha il cinema muto italiano con la moda?  Si tratta di un argomento poco affrontato e studiato, eppure i costumi di scena assumono un ruolo centrale in quasi tutti i diva-film.
Basti pensare ai bellissimi costumi di Lyda Borelli che non solo abbelliscono il corpo statuario dell'attrice ma ne enfatizzano i gesti, le pose e, dunque, l'intera performance.
Se Asta Nielsen nel film Afgrunden (1910) si mostra al pubblico come una donna non molto elegante e pas à la mode  le dive italiane furono molto attente nella scelta delle loro mises.
Lyda Borelli già nel suo film d'esordio "Ma l'amor mio non muore"  venne elogiata per la bellezza dei suoi abiti.
Francesca Bertini si faceva confezionare gli abiti nei piu' celebri atelier parigini dell'epoca : alla maison Callot, da Paquin e da Worth.
La Borelli aveva un suo stilista di fiducia (condiviso tra l'altro con Eleonora Duse): Mariano Fortuny.
Lillian Gish indossa un Delphos di Mariano Fortuny  c. 1920.
Fortuny fu un celebre designer spagnolo naturalizzato italiano a cui molte donne all'avanguardia si rivolgevano. Le sue creazioni si allontanavano dal gusto dell'epoca. La silhouette proposta da Fortuny era verticalizzante  e non seguiva invece quella ad S ben piu' diffusa. Gli abiti di Fortuny si ispiravano all'arte Cretese e dell'antica Grecia : creò uno stile caratterizzato da lunghe tuniche (Delphos) realizzate con tessuti leggeri lavorati a sottilissime piegoline: a lui si ricollega l'ideazione della plissettatura, con il relativo brevetto nel 1909. Fu, inoltre, il fondatore dell'omonima azienda Tessuti Artistici Fortuny srl che tutt'oggi è attiva e produce i tessuti con le stesse tecniche e gli stessi macchinari ideati dall'inventore.
Il Delphos divenne l'abito preferito di attrici di fama come Sara Bernardt ed Eleonora Duse, della celebre ballerina Isadora Duncan, e persino da eroine nate dalla fantasia di scrittori come i personaggi femminili di Gabriele D'Annunzio e di Marcel Proust.
Fortuny disegnò le scene e i costumi teatrali per la Francesca da Rimini, una tragedia di Gabriele D'Annunzio che venne interpretata anche da Eleonora Duse.
Marcel Proust scrisse una lettera alla moglie di Fortuny dicendo che avrebbe voluto vestire i personaggi femminili dei suoi romanzi La prigioniera  e La fuggitiva con gli abiti di Fortuny.
Lyda Borelli, inoltre, fu tra le prime donne in Italia ad indossare la Jupe-culotte, la prima gonna pantalone (proposta dal couturier Paul Poiret).
La Bertini divenne celebre per i suoi cappelli caratterizzati da falde molto ampie. 

Francesca Bertini
Sulle riviste di cinema dell'epoca i corrispondenti dall'Egitto scrivono che il pubblico femminile delle donne eleganti
di quel periodo si interessa piu' alle toilette delle attrici che ai film, poi le giovani corrono dalle modiste a ordinare i lussuosi abiti da sera che la Bertini esibisce in My Little Baby ( Giuseppe De Liguoro 1916), mentre alla prima di Odette (Alfredo De Antoni 1916) assiste tutta l'alta società del Cairo, compreso il corpo diplomatico e consolare.
Se l'alta moda di Francesca Bertini veniva copiata ed imitata persino in Egitto, l'immagine di donna-gufo proposta da Pina Mennichelli imperversò in Messico.
Le attrici italiane degli anni dieci dettarono moda ed esercitarono una diretta influenza sui comportamenti giovanili a livello internazionale. Le dive italiane del primo Novecento, infatti, hanno lasciato documenti, scritti e disegni attraverso i quali affermavano  l'equazione Diva-Artista e Donna Nuova:  una donna intelletuale ed emancipata









Principale Bibliografia di riferimento:
V. Maugeri A. Paffumi Storia della moda e del costume. Calderini Editore, Firenze 2005
L. Kybalovà, O. Herbenovà, M. Lamarovà. Enciclopedia illustrata del costume. F.lli Melita Editore, La Spezia 1988
C. Giorgetti. Manuale di Storia del Costume e della Moda. Cantini Gruppo D'Adamo Editore, Firenze
E. Morini. Storia della moda XVIII-XX secolo. Skira editore, Ginevra-Milano 2006
Guida alla storia del cinema italiano Di Gian Piero Brunetta
Breve storia del divismo cinematograficoDi Cristina Jandelli

You Might Also Like

0 commenti

Popular Posts

Recent articles

Subscribe