Lyda Borelli, La diva del Liberty

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Se si legge sul Dizionario Moderno datato 1925 il significato della voce "Borelleggiare" ci si rende subito conto che il primo divismo cinematografico italiano non è stato un fenomeno fine a se stesso, imbottigliato nell'ambito della settimna arte, ma anzi quest'ultimo ha avuto una forte influenza sullo stile , sul gusto e sulle pratiche socioculturali dell'Italia Giolittiana.

Borelleggiare è stato un neologismo  che faceva riferimento a "Lo sdilinquire delle femmine prendendo a modello le pose estetiche e leziose dell'attrice bellissima Lyda Borelli. Questa, a sua volta, derivò dalla Duse. Grazie femminee scomparse con la mascolinizzazione delle donne"
Più che alla Duse molto probabilmente, anche sul piano estetico, Lyda Borelli  si è ispirata ad un altra grande attrice, diva e musa: Sarah Bernardt. La Borelli ha incarnato per prima l'idea di Diva, di oggetto laico, di sacerdotessa di una nuova religiosità, quella delle masse.
Furono molti i giornalisti e gli intellettuali che parlarono di questa magnifica donna. Gramsci nel 1916 disse di lei "artista del film in cui la lingua è il corpo umano nella sua plasticità sempre rinnovantesi" aggiungendo poi " La Borelli non sa interpretare nessuna creatura diversa da se stessa".
Sadoul scrisse a proposito della Borelli che "la sua gesticolazione appassionata è espressiva e forte come le danze giavanesi".
Allacci, il primo a trattare in Italia di divismo  la riconosceva come caposcuola e ne sottolineava in questo modo l'influenza "Talune la scimmiottano, fin nei minimi particolari, tant'è vero che si dice che la cinematografia italiana è malata di borellismo".
Questa smania per la Borelli in effetti contagiava non soltanto le altre attrici di teatro o del cinematografo, ma anche milioni di donne che cercavano di somigliarle. Le più intraprendenti pur di avere la sua folta chioma bionda incominciarono ad ossigenarsi i capelli. Molte donne dell'epoca assumevano nella vita reale  le stesse pose svenevoli che la diva mostrava nei suoi film. I gesti della Borelli, insomma, agivano da potenti modificatori del costume: si moltiplicavano e riproducevano nelle sale cinematografiche, nelle strade, nei caffè, nelle case. Si potevano riconoscere  nelle persone e nelle cose, nelle cartoline con i ritratti di Corbella, o nelle copertine de
lla "Lettura", nei negozi di moda, nei manifesti pubblicitari i segni del suo passaggio

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