Piccadilly (1929)

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- I'm desperate! I love him. You don't and he doesn't really love you. He's too old for you.
-He isn't too old for me, but you're too old for him.


Piccadilly è il secondo grande capolavoro inglese di E. A. Dupont dopo Moulin Rouge.
Anna May Wong interpreta il ruolo di una ballerina in un film che dietro l'aspetto di un vero e proprio poliziesco va ad indagare temi quali la mobilità sociale ed il razzismo nella Londra degli anni 20
Piccadilly è un vero e proprio  film noir prima che questo termine fosse utilizzato per descrivere un genere cinematografico.  Molto sottovalutato ma a livello qualitativo lo si può paragonare ai lavori di Anthony Asquith  o di Alfred Hitchcock di quel periodo.
La direzione artistica affidata ad Alfred Junge cattura perfettamente lo spirito art deco da cui Piccadilly prende vita. La fotografia in grado di catturare appieno il quartiere di Soho durante i Ruggenti anni 20  è invece affidata a Werner Brandes. 
Dupont dalla Germania aveva girato solo un film in Gran Bretagna, l'elegante Moulin Rouge (1928). Anna May Wong reciterà in altri quattro film inglesi.
Piccadilly non presenta le qualità tipiche dei film inglesi:  opulenza, passione e la forte componente sociale.

Come in Moulin Rouge gran parte dell'azione del film si svolge nelle ore notturne. La vicenda d'altronde narra della scalata sociale di una giovane ragazza asiatica che da semplice lavapiatti diventerà la prima ballerina del nightclub.
Le immagini notturne come in Moulin Rouge e come in gran parte dei film muti sono suggerite dall'uso di filtri blu. L'inizio di questo film d'altronde è molto simile a quello di Moulin Rouge con l'ambientazione notturna e le moderne insegne luminose. Se in Moulin Rouge Dupont gioca sul contrasto tra l'ambientazione dark di parigi e le insegne luminose bianche le insegne luminose di Soho sono blu e sembrano quasi confondersi con l'oscurità.
E' evidente nel film l'uso di una tecnica espressionista e l'utilizzo di un realismo sociale nel rappresentare i personaggi asiatici come individui dotati di una propria individualità senza il filtro dell'esotismo.
Diverse sono le scene che invece ricordano l'impostazione Pabstiana come quella in cui Shosho porta per la prima volta  il suo amante nel suo nuovo appartamento.
Interessante inoltre notare come la scena del bacio tra Valentine e Shosho in America venne tagliata per motivi di censura.

Memorabile la lunga sequenza in cui una donna bianca viene cacciata dal locale perché ha "osato" sfidare le convenzioni sociali dell'epoca ballando con un uomo nero. Quella scena rappresentante il tabù delle relazioni interraziali è il nocciolo stesso del film e di fatti è collocata a metà del film stesso.


Shosho da semplice ragazza vulnerabile sembra acquisire sempre maggior sicurezza di sé e della sua avvenenza. Il suo è senza dubbio un personaggio insolito perché non rispecchia in toto il canone stereotipico della femme fatale o della dragon lady ( che invece caratterizzeranno gran parte dei personaggi che la Wong ha interpretato in America).I costumi che indossa Anna May Wong risultano moderni e contribuiscono senza dubbio a sottilineare la sua presenza scenica in grado di catturare qualsiasi spettatore.

Lo stile modernissimo  da Flapper della Wong ricorda quello di Louise Brooks come il caschetto corvino da garçonne.
Interessante notare come il film nonostante la modernità della sceneggiatura e del personaggio interpretato da Anna May Wong la pubblicità del film fece ampio ricorso ad un immagine esotica dell'attrice. Una locandina  australiana addirittura mostra l'attrice in topless  cosa che all'epoca non sarebbe avvenuta per nessun attrice bianca. 

Piccadilly è uno dei miei film muti preferiti. Consiglio assolutamente la visione di questo film molto poco considerato.

  9/10

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